Schrott-Hasse alla Torre DelagoEnnesimo capitolo della saga dolomitica Asen Park. Ennesimo tentativo di riportare almeno un po' di danni fisici, così forse riusciamo a darci una calmata. Partenza ore 8,00 a.m di sabato 21 agosto per la cordata Cenda-War. Perciò passiamo indenni e raggiungiamo dopo quasi 5 ore di strada la nostra meta quotidiana: I torre del Sella, via Schober. Cenda e War si sentiranno sotto esame tutto il tempo, con due personaggi di tale calibro in via assieme a loro. Pertanto, da arrampicatori della mutua, gli Asen non vanno al rifugio a dormire, ma scelgono una coperta di stelle (i poeti veri ci perdonino). L'odissea finisce alle 22.00 passate, quando i nostri riescono a strascinarsi sino alla vettura, pestando durante la discesa per prati (al buio) delle simpatiche torte di cacca di mucca. Porterà ulteriore fortuna alle loro prossime salite ? Ai posteri... Commenti (4)
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Pizzo Bernina senza mezzi a motore: cronaca di un massacro annunciatoPizzo Bernina senza mezzi motorizzati: cronaca di un massacro annunciato Di questo "giretto", come lo definirebbe UltraGiak Kominotti, se n’era parlato già alla prima uscita in bici che ho fatto Moretz e Ganjalf, più di tre anni fa. E di sicuro la “realizzazione” non è venuta adesso per motivi di particolare forma fisica: solo casualità e forse consapevolezza che se non lo avessimo fatto ora non l’avremmo più fatto. Partiamo da Lecco Venerdì alle 7:00 (ovviamente il ritrovo era alle 6:15) con zaini in versione bomba pronta ad esplodere e scarponi appesi all'esterno; siamo accompagnati fino a Olcio da Berna munito di videocamera. Già dal primo chilometro capiamo che i chili che abbiamo sulle spalle diverranno mal di culo, di braccia e di schiena ma ne impieghiamo un'ottantina, di chilometri (giusto fino a Sondrio), per capire che forse almeno gli scarponi li potevamo appendere al manubrio. Al supermercato poco prima Sondrio, si vedono le solite scene con gente allo sbando seduta per terra che divora pizzette svunce. Arrivo a Campomoro verso le 15:00 con facce alla di Luca e biciclette consegnate al primo edificio in cui ci siamo imbattuti: si è rivelato essere un ex ristorante ora adibito a casa vacanze per gruppi di famiglie. Nella tratta fino al rifugio Carate un po' di pioggia giusto per rinfrescarci le idee e arrivo alla Marinelli con gente che nel tentativo di ordinare una cena si fa domandare se c'è bisogno di un'aspirina. A tavola si conosce un faraone bergamasco che ci accompagnerà per buona parte del giorno dopo: Ivan. Alla prima domanda se era in giro in solitaria, la risposta è inequivocabile: "Io sempre in solitaria".
Sabato Sveglia alle 4:10 colazione alle 4.30 e partenza alle 5:00, superato un signore che aveva fatto il Bernina "la prima volta 51 anni fa", il ghiacciaio e il canalone/ferratina (affrontati un po’ l’uno e un po’ l’altro) sono tutti nostri anche se in quel momento, con sonno misto stanchezza dal giorno prima e “buio sul ghiacciaio” si vorrebbe solo essere altrove; per fortuna c’è davanti Ganjalf a testa bassa a scandire un ritmo regolare altrimenti il ritiro sarebbe stato molto probabile. Breve pausa alla Marco e Rosa, giusto il tempo di rincontrare Ivan e poi di nuovo su, ora immersi nel sole; l’indecisione se affrontare il crestino finale fino alla cima svizzera dura pochissimi istanti e prima delle 10 siamo in vetta. Le note del rientro sono Moretz che, sul tratto un po’ più tecnico, mette una pressione poco dignitosa a un tedesco che stava dando corda al socio a ritmo di bradipo; pause fisiologiche ai rifugi (giunti al Carate con Ivan il rifugista commenta che i matti si trovano sempre); Moretz, sempre lui che, affronta l’ultimo tratto di sentiero a piedi nudi per sfinimento da vesciche. All’inizio della discesa su due ruote abbiamo resistito alla proposta indecente di Ivan ovvero scaricargli lo zaino sul fugone e scendere leggeri, accettare avrebbe voluto dire voltare le spalle alla stella polare che ci ha guidato fino li: un’etica ferrea (forse meglio interpretabile come ignoranza estrema) . Discesa in bici con materiale appeso all’esterno dello zaino stile albero di Natale e foratura per me, che ha causato solo un po’ di perdita di tempo. Arrivo al solito supermercato giusto in tempo per la grande abbuffata costituita da cibi ideali per gli 80 km che ci attendono: salatini, pancetta e focacce gusto alici capperi aglio e cipolle. Si passa poi alla fase di fissaggio del peso sulla bici, ognuno con una strategia diversa: Io con calzini, fettucce e magliette infilati negli scarponi, scarponi sul manubrio e imbrago addosso con appesi ramponi, macchina fotografica e moschettoni. Moretz che si limita ad appendere gli scarponi sul manubrio. Ganjalf che con sommo sprezzo del mal di culo si tiene tutto in spalla. Si ricomincia a pedalare in modo piuttosto surreale: dopo una decina di chilometri sui 35 km/h colleghiamo il cervello e capiamo che non è il caso di andare avanti così, ciò che ne esce è un ritmo barcollante e a stento raggiungiamo Colico accompagnati dal buio e conseguenti strombazzamenti delle auto di passaggio. Qui la pausa dura una mezz’ora abbondante e ne approfittiamo per chiamare altri asini del gruppo (Maxi, Piz e Niciz) che ci raggiungeranno in macchina giusto superato il mostro di Piona e ci scorteranno fino a Lecco dandoci le energie morali necessarie per rientrare. A mezzanotte siamo di nuovo sotto il cartello “Lecco” e le sensazioni sono ormai di inerzia totale, si conclude con una pausa al bar e rientro, chi a Bonacina chi a Germanedo quasi alle 2. Bona Giro delle 13 cimeGIRO DELLE 13 CIME...GAME OVER 3/13 Tentativo fallimentare della traversata delle 13 cime, il maltempo nel dettaglio nebbia e nevischio hanno costretto il trio Moretz, Gandalf e Gerva (aka "il fortissimo" aka "vale Rusco") a tornare da dove eravamo venuti con fuggi fuggi generale modalità "puffi/gargamella". fiondandoci giù (si pensava dal monte vioz) si è scoperto dopo che era il "Palon de la mare" con uno slalom al ghiacciaio dei forni alla Alberto Tomba (versione lampeggiante) con una piccola inforcata di Gerva aka Valerusco... Ordine ordine! Prima tappa martedi 10/08/2010 al rifugio CASATI ove abbiam conosciuto il poker di valgreghentino che salutiamo e ringraziamo per il tesissimo match a chiamata. Seconda e ultima tappa il giorno seguente con Cevedale,Rosole e Palon de la mare e il rientro sopra elencato. Anche se a noi e venuta a meno l'ultima tappa consigliamo a tutti l'itinerario per l'ambiente veramente filofaraonico. A.A.A cercasi raggi x per il torace del mister fair play 2001! scaccabarbioss! Moretz Segantini PostWorkInsolita serata ludico ricreativa per il team War, Moretz, Max, Cenda e Berna.
Via Dibona - Tre Cime di LavaredoCima Grande di Lavaredo, 2999m Itinerario: via Dibona Esposizione: Nord-Est Difficoltà: IV+ Dislivello:500m Sviluppo:635m fino all'anticima + 1 doppia e 100m per la Croce di Vetta Tiri: minimo 17-18 più tratti in conserva Ore: fino alla grande cengia circolare 4, mentre 5 per la Cima Roccia: Buona, attenzione alle scariche di sassi se sopra ci sono altre cordate Attrezzatura: NDA + eventuale Martello e chiodi per attrezzare delle Calate d'emergenza, in via solo uno Spit Discesa: dalla via Normale in 9 doppie, i tempi di calata si dimezzano se si decide di concludere la salita alla cengia circolare, da considerare almeno 3 ore se non si conoscono le calate… Carattere: Itinerario classico di grande eleganza, con difficoltà costanti che non superano mai il IV+, linea abbastanza logica, basta tenersi a circa 5-6m dallo spigolo che si trova alla vostra destra, solo in un paio di punti si traversa sulla parete Nord Racconto seguente degli Asen(Maxi&Cenda) Dopo una serie di confabulazioni sul perchè bisogna andare in Dolomiti, si giunge all'accordo: destinazione sempre per le Tre Cime ma al posto di una "ravanata" che poteva giocarci un altro brutto scherzo, il Maxi, che era alla sua prima esperienza in Dolomiti, obbliga e consiglia astutamente lo Spasso del IV dolomitico… una degna canagliata xè ora mi domando che se trovavamo solo aderenza non c'era niente da dire... A nulla servono le motivazioni per spronare o confondere il Maxi per andare a fare la Ovest, neppure quei Local con occhi di sangue appostati di fianco a noi convincono il Rasta...cmq l'ho incastrato: infatti per Settembre la via del Cassin sarà Azzerata in lungo ed in largo per tutto il suo traverso…(e qui forse Clozza richiede una Libera...ahah) Cmq dopo un viaggio Mastodontico ed un paio di Faraone, Tom-tom a caso, cd ripetuti fino allo sfinimento e soprattutto accompagnati da una Megan da veri Climbers(da notare la mancanza di adesivi sulla Megan, forse poco etica..e qui probabilmente solo gente calda cm il Moretz doveva venire, anche solo per portare una serie completa di adesivi E9, BD) Una volta raggiunto il rif. Auronzo, dopo una serie di blasfemie per il pedaggio della strada, siamo immersi completamente nella nebbia...un vero peccato xè dopo tanto viaggio si sperava in una di quelle visioni commoventi... La voglia di riscaldarsi e sentire la roccia è alle stelle e non contento di fare 20 tiri il giorno seguente c'è chi improvvisa salite in solitaria con scarpe d'avvicinamento mentre c’è chi più saggemente e riparato dalla pioggia si prepara per la sera... (in entrambi i casi,e ve lo assicuro, era un massacro!!) Dopo una “cramposa” notte, almeno per il sottoscritto, la mattinata parte subito per il verso giusto...infatti un bel sole motivatore ci sveglia scacciando i tristi timori della nebbia della sera prima. In breve approdiamo sicuri all'attacco, e dopo un paio di maledizioni per i nevai nei pressi della prima lunghezza, finalmente si inizia... Subito nascono delle tensioni: una cordata, che arriva dopo di noi, pensa di superarci partendo slegata per metà del primo tiro; il Rasta che era già alla prima sosta non vede nulla… Le astute peripezie di questi Leoni non finiscono qui…xè il primo dei presunti Trabattelli si blocca astutamente a pochi metri dalla sosta sul secondo tiro, fermato, come era naturale che fosse, da un secondo di un altra cordata chiaramente in difficoltà… Così siamo tutti belli che bloccati in sosta , ma prima che il leone francese riuscisse a ramparsene fuori, superando malvagiamente chi aveva sopra, e dopo essersi preso una prolungata serie di sfuriate ed insulti, sperando tra l’altro che capisse l'italiano, pensiamo che sia dovere ed un bene superarlo…quindi un vero macello già al secondo tiro… La rabbia poteva cominciare a salire, ma la calma e forse anche la pazzia mi danno il giusto spunto per proseguire, inventando una variante con netto strapiombino al tiro chiave, cosa del tutto normale ormai in Dolomiti,passo guadato di consulenza sul VI, purtroppo obbligato vista la mancanza di chiodi(si consiglia caldamente la prima ripetizione per conferma del passo...ahahah) Cmq la salita è troppo piacevole e dopo un susseguirsi di vari sorpassi con quella cordata di presunte guide, i rapporti con loro migliorano di netto: di fatto dagli insulti si passa ai reciproci consigli visto che uno di loro era italiano…Susseguendoci come in una staffetta di maratoneti si dimenticano perfino i tiri fatti e nel tempo previsto siamo già alla presunta cengia circolare…almeno secondo il Maxi quella era quella giusta... Purtroppo il tempo si imbruttisce ed in poco il sole sembra non voler più fare da padrone e solo nubi minacciose incombono su di noi…al penultimo tiro prima di arrivare a fine via inizia a piovere e, quasi sperando che ricomparisse il sole, l’intelligenza ci suggerisce di accelerare… Arrivato all’anticima l’aria sembrava come rarefatta,mi domandavo se fosse nebbia: in realtà si trattava dell’elettrostaticità che si stava creando …forse la grandine giunta all’improvviso mi ha fatto perdere la calma: c’erano mille cose da fare, ma la testa era giocata per la paura di morire fulminati…solo una cosa mi sono convinto di fare in fretta: attrezzare una sosta per proteggere entrambi e non vi racconto altro…non sarebbe giusto e forse non ci riuscirei neanche…dico con fede che la croce che poco prima mi ero fatto sul corpo a quella sosta improvvisata è stata portata sulla croce di vetta da una saetta a 20m di distanza “Slampare” alla svelta era la parola chiave, e dopo un paio di urla di richiamo e certi Camalot definiti umani, ed altri in fessura (per un soffio semi-salvati), dobbiamo trovare le calate, cosa non facile neanche in due cordate… (La fretta di Clozza mi avrebbe dato alla nausea in qualsiasi altra situazione ma avrebbe dovuto beccarmi a quel giro…ahahah) Quindi una volta recuperato il Maxi si sceglie di seguire l’istinto più che la relazione …o meglio ci si accontenta della sosta trovata che per giunta era attrezzata da calata. Purtroppo durante la fine della calata capisco che non è quella descritta dalla relazione, visto che dopo 50m dovevo trovarne un’altra; pensando sconvolto di essermi calato in piena parete, visto che si vedeva solo nel raggio di 30m a causa del nebbia, considero il peggio, cioè di risalire. Avevo però percepito che era inutile visto che anche l’altra cordata aveva trovato poca fortuna calandosi dall’altra parte della sosta e aspettavano tutti che assicurassi che la calata era giusta. Urla provenivano dall’alto ma troppo sconnesse erano le loro voci, però ad un tratto sembra di sentire dei rumori di passi, rumori che si intensificano e si sentono più vicini, e dalla nebbia compare una figura che mi parla ma che non capisco. Pensandoci un attimo ci sono arrivato: era la cordata di Austriaci che avevamo davanti nelle prime lunghezze. Considero l’unica soluzione plausibile: vista la loro lentezza essi avevano preferito fermarsi alla cengia, e quindi ora puntavano di andare a prendere le calate percorrendo quella stramaledette e beneamata cengia. Un solo e grande "ok tutto bene" detto in un Inglese inguardabile mi sprona…ma la cengia non si vedeva bene c’era troppa nebbia e pensare di slegarmi dalle corde era da suicidio, mancavano ancora almeno 25m…e chissà cosa avrei potuto trovare prima di arrivare salvo fino alla cengia e poi gli altri come avrebbero fatto?? Spingendomi traversando a destra trovo per nostra fortuna una buca che forma una mega clessidra…mi devo accontentare e penso che dopotutto era meglio perdere qualche cordino che un camalot o più, su roccia che si presentava marcia e poco affidabile per un ultima calata… In Dolomiti si è salvi solo quando si è sicuri di non dover più disarrampicare o calarsi, ma io penso che si è davvero salvi solo davanti alla birretta post-parete… Finalmente concludo: da quest’ultima esperienza ho imparato una cosa importantissima, che mai prima ero venuto a conoscenza, sembra una frase fatta ma è proprio vero: è la montagna che decide. siamo partiti per una scampagnata e siamo tornati da faraoni con la coda tra le gambe… For the french guy: thanks for the amazing adventure!!! Let’s hope to see each other again, maybe for a climb on our mountains. Perhaps at the next MelloBlocco… Cenda |
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