| Arrampicata |
26/27 giugno 2010 Prima incursione della campagna dolomitica per la crew; il bersaglio da colpire è la Cassin alla Torre Trieste nel Gruppo del Civetta.
Quando hai un poker d’assi in mano, vai via bello liscio e tranquillo; quando hai un poker d’Asen non sai mai cosa può succedere.
Il quartetto, ribattezzato “KAMIKAZE DREAM TEAM, è così composto: Berna/Cenda/Cloz/War.
Tutti determinati ed armati fino ai denti.
L’arsenale dei nostri comprende Camelot di tutte le misure, teli termici, martelli e chiodi, Babybel e castagne cotte (!?!?!?!).
Il viaggio (con la colonna sonora del Cenda) dura circa 4 ore e ti scarica direttamente fino alle porte dell’inferno: quando parcheggi la macchina hai già di fronte a te la visione di quello che ti aspetta e ci si comincia a chiedere come mai non abbiamo dirottato il mezzo verso le spiagge di Jesolo…
Con un andatura da maratoneti lituani ci spariamo tutto l’avvicinamento ed attacchiamo come da programma sull’orario.
Tutta la prima parte della via (su roccia non proprio incoraggiante) trascorre nella ricerca di dove passa l’itinerario e nella ricerca degli insulti più pesanti da indirizzare a chi l’ha aperto.
Giù il cappello a chi, oltre settant’anni fa, invece che andare a giocare a briscola chiamata all’osteria, cercava di farsi male arrampicando su queste crode.
L’obbiettivo che ci si era posti per il primo giorno, era quello di raggiungere la seconda cengia della via, da cui partire poi per l’assedio (di domenica) alla cuspide finale di vetta.
Fallito il target per poco, infatti si è costretti a fermarsi 90 metri sotto, dove si va a bivaccare in un posto da sultani imperiali...
Scopriamo che il Cloz, rinunciando al sacco a pelo, ha deciso però di portarsi dietro una scorta incredibile di cibo (altra ennesima dimostrazione della sua lucida pazzia)
Come da prassi nell’NBA, si attribuisce un premio al miglior giocatore del match: a giudizio unanime per tutti noi l’M.V.P. (Most valuable Player) dopo la giornata di sabato è il Cenda: una prestazione arrampicatoria con la A maiuscola con tanto di apertura di variante in un tiro!
Il tasso di follia, lo si può capire, è elevatissimo.
Il bivacco trascorre dormendo pochissimo, al riparo di scarni muretti a secco.
Ma il giorno dopo ci tocca ripartire: il freddo mangiato durante la notte non ci aiuta moltissimo.
Stavolta tocca al War dare segni di instabilità mentale, ostinandosi su un tiro (che doveva essere di V nella relazione) che non ci azzecca nulla con la via: solo insulti, blasfemie e minacce di staffare sui friends.
Quando ne viene fuori, pensa che faceva prima ad iscriversi ad un torneo di roulette russa...
Giunti in seconda cengia l’entusiasmo degli asinelli è scemato, dal momento che dietro di loro stava arrivando un paio di cordate faraoniche ad una velocità da multanova.
Li lasciamo passare e decidiamo per la ritirata, che risulta avventurosa tanto quanto la salita: solo doppie da carcere e pezzi da fare a piedi, dove la Morte non ti cammina accanto, ma resta indietro perché ha paura anche lei.
Raggiunta la terraferma sani e salvi, i nostri quadrupedi, che ormai non hanno più zuccheri nel cervello, cominciano a dare segni di delirio.
Punti cardine del ritorno:
- Canagliate alla stazione di servizio.
- Un pazzo invasato con il fischietto.
- La richiesta di sponsor per le prossime spedizioni al signor Faraone Trabattello.
- Il desiderio di Tuning alla propria automobile, perlinandone gli interni…
- La volontà di pulire la propria automobile dalle sporcizie con un esorcismo…
Prima della legge Basaglia, quattro scellerati come noi sarebbero stati rinchiusi e la chiave buttata!
Ma alla Trieste torneremo...
War
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Commenti
Alè, menti pensanti del gruppo tirate fuori dal cilindro qualcosa di malato...
ci sarebbero mille cose da commentare...
ma dico solo questo
ci torneremo Alé
cmq tiro del guerra su cunei da rivedere...
ahaah
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