Valutazione attuale: / 7
ScarsoOttimo 
Arrampicata

Il B&R favorisce la passione - 01

Dopo una serata passata sorseggiando Vodka - Red Bull, di noia e intesito dormo quel poco prima della sveglia maledetta, che risuona alle ore 6:30. Marco alias Twight è invasato, ore 7 siamo a Rancio, direzione Medale, oggi c’è in programma un volo estremo, ETERNIUM è la meta. Quel faraone di Marco si prepara e una volta che supero il primo III, un diedro di 6c distrugge i nostri obbiettivi di concatenare la via a Messico e Nuvole. Già puzza di B&R,  parto, giro le protezioni e già si fatica sul secondo tiro. Al terzo va quasi tutto tranquillo uscita in strapiombo su una fessurina, mi ricordo che la via è data S2, in preda ad una ghisata e ad un volo non indifferente non mi si muove un muscolo, non salgo. Con un colpo di genio incollo il casco al braccio in fessura che resta lì, ho il tempo di alzare l’altra mano e trovare una lama. “Che viaggio!”.

Inforchiamo un altro tiro buono con un bel placcone dove Twight su un 6b+ da dimostrazione di fermezza, ma appena vede lo strapiombo imponente sopra la sua testa, chiede il cambio. Parto io ma la fatica è tanta e la temperatura  sta scendendo finiamo il penultimo tiro e si accende la spia del B&R! “Ci rifacciamo martedì” e si rientra sconfitti alla macchina.

Il b&r favorisce la passione…

Lunedì mattina il sole squarcia la cresta del Resegone immersa dalle nuvole, a Rancio siamo i primi quindi di corsa verso la ferrata, per proseguire all’attacco di “Susanna sotto le goccie” con successiva “via dell’Anniversario”. Una carica da 220 ci attraversa, siamo svegli e riposati, elettrizzati da questo tetto che ci sovrasta, da doppiare come antipasto, il primo tiro 6a+. Parto io e me lo mangio in libera, gasatissimo moschettono. Segue Marco che non tentenna e riparte quasi senza assicurarsi sul secondo tiro; spazzato via!

Siamo sul chiave, spigolo e serie di fessure date VII, in libera fino all’uscita  dello spigolo dove “il pericolo balta” m’intimorisce, infilo un giallo BD (friend n°2), salgo di due passi, sono quasi fuori, smuovo le mezze e trasalgo, il giallo non è più in buca, dondola qualche metro più in basso. Respiro e tiro fuori un blu BD (n°3) non riesco a fissarlo, infine disperato ci infilo un braccio e riesco in qualche modo ad uscirne illeso. Uno spit posizionato da qualche Dio dal trapano, mi salva; sosta comoda con sigaretta. Sale Marco che dialoga farcendo il tutto con qualche ridente “staffuni”. Inforchiamo senza troppa fatica il raccordo con estetico passaggio in vegetazione, Marco perde la via, qualche metro di viaggio ma poi tranquillo arriva in sosta. Ma questa cosa mi trasmette un presagio oscuro.

Siamo sulla Anniversario qua le difficoltà si abbassano un pochino, una cordata partita dopo di noi ci raggiunge, ma non di certo ci sorpassa. Senza che ci dicessimo niente, ormai collaudati come compagni di corda, Marco si mangia un V senza difficoltà io lo seguo stile scimmia.

250 metri sotto e altri 120 ancora da fare. Questo è il duro lavoro di un alpinista, trovarsi a metà parete sapendo che la ritirata è più difficile che la salita, con questo spirito, togli la sicura dalla sosta e trovi soluzioni a situazioni estreme.

Due estenuanti lunghezze ci separano dall’ultima parte di via, un VII- in diedro, fottutamente giallo, scivoloso e strapiombante mi colpisce a suon di resting. Già stordito, lo aggiro e comincio la salita, dove una serie di chiodi spuntano con mia sorpresa ad ogni 2 metri, senza mai spezzare il movimento, soddisfatto dalla prestazione mi trovo comodamente in sosta. Parte Marco senza fretta, quelli sotto sono ancora in basso  e ci rimarranno per un bel po’. Diedro che sale verso un tetto e gli spit, ahimè, portano proprio in quella direzione, “VI+ aggirare sulla sinistra”, dice la relazione, ma quanto vicino al tetto non lo dice quel pezzo di carta da culo, infine vedo Marco scomparire ma lo sento da dietro lo spigolo respirare con parecchio affanno, “bagai sarà dura”. Il tiro è stupendo ma distruttivo esco in stato confusionale mancano ancora quattro lunghezze.

Salito il tiro abbiamo perfino raggiunto una cordata che saliva dalla Rotta di Poseidone (Faraoni) e che per sciogliere continuavano sulla Saronno87.

Ora però siamo allo stremo, senza cibo dal mattino e con poca acqua, il male ai piedi è insopportabile. Marco è intesito e parte su un diedro con una linea per niente chiara, so solo che la cordata sotto fa in tempo a raggiungerci e quel balordo la sopra, non si muove. Ad un certo punto sento un “libera” ma è un recupera, per fortuna ho solo svitato il ghiera (N.A. questo piccolo particolare non lo sa ancora). Finalmente salgo. Con mio sgomento vedo la stanchezza nella linea che ha tracciato Marco, finendo fuori via sulla sosta di Saronno87. Sbotto! Un continuare di bestemmie ed insulti perché nel togliere l’ultimo rinvio mi trovo più in alto di dove stava la sosta, con un 10 metri di pendolo su canale di scarico. Preciso il fatto che non è così chiara l’uscita in quel punto, ma di certo 10 metri di traverso non sono l’uscita più logica; proseguo. Con un raccordino stile Guerra su cengia e marciume molto instabile, raggiungo la sosta esatta e senza nemmeno respirare attacco il tiro successivo. Questa lunghezza mi tranquillizza forzatamente, perché gli appigli buoni sono coperti da vegetazione, quindi cautela. In volata arrivo in sosta, paranco Marco, che volentieri l’avrei recuperato con la corda intorno al collo, il quale, maledetto si aggiudica pure l’ultimo tiro. Usciamo in cresta e cominciamo a tirare le somme: 345 metri di sviluppo VII (5c obbl.) S1. 6 ore il tempo di salita. Una bella avventura.

Finalmente smezziamo una brioches al cioccolato unico cibo disponibile. Prendiamo il sentiero di discesa e sulla nord con fare ciondolante scendiamo come possiamo fino alla strada bitumata che ci offre una vista della nostra Little BigWall, che si dimostra ogni volta insidiosa ed estenuante. Ma la soddisfazione della vetta dopo 6 ore di parete e 340 metri di pura libertà valgono tutti i tagli e le mani insanguinate, portati come trofeo al Mojito.



Condividi questo articolo!
 

Commenti  

 
-1 #5 Robin Hood 2011-11-10 08:30
Solo gente a perdere. Jim Bridwell non si deve preoccupare. Gli anni spesi nel pattinare e allenarsi ogni giorno, mi danno conferma che l'esternazione e la concentrazione, che tanto ne fanno da padrone nell'arrampicata, sono necessariamente sinonimi di arte.

Libidinosi del grado esclusi.
Citazione
 
 
+6 #4 war 2011-11-07 12:18
"Con un colpo di genio incollo il casco al braccio in fessura che resta lì..."
- QUESTE SOLUZIONI INFLUENZERANNO IL FUTURO DELL'ARTE ARRAMPICATORIA E DETERMINERANNO SE QUESTA RIMARRA' O MENO UN'ARTE - JIM BRIDWELL
Citazione
 
 
+4 #3 Moretz 2011-11-07 10:49
METAL MULISHA!
Citazione
 
 
+5 #2 sniper no way panz 2011-11-07 09:12
peve non puoi scrivere un articolo dove si capisce cosa avete fatto...ahahah faraoni!
Citazione
 
 
+5 #1 G g 2011-11-05 21:14
siete dei cazzo di faraoni su per le goccette del medale.
ma.....

vieni vieni vieni bella bella bella mora!!!
vieni a maslana con WAR!
http://www.youtube.com/watch?v=q9Zu8M2nvzg&feature=related
Citazione
 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna